
Sono felice di annunciare che nell’ultimo libro di Federico Cimaroli l’immagine di copertina è opera mia.
Questa immagine nasce dall’ispirazione del settimo e ultimo passo del Padre Nostro, la preghiera.
“E non c’indurre in tentazione, ma liberaci dal male”.
Essere liberi dal male, non è ciò che viene comunemente inteso: ovvero il male visto come un’entità malefica da combattere e infine eliminare. È piuttosto l’idea che ci siamo fatti del male, ciò da cui occorre liberarci.
Il male al servizio del bene, due forze che nella nostra dimensione dualistica non possono che coesistere e cooperare. Da qui mi è nata l’idea di raffigurare un serpente che senza attrito alcuno, intreccia un ramo di pesco in fiore. Insieme si muovono in armonia come ad accennare una danza.
Il deserto come distesa infinita, dell’illusione che l’essere umano si trova ad attraversare, nel suo viaggio ancora immerso nell’inconsistenza della mente, il nulla. Le orme sono il suo percorso, le uniche tracce rimaste della sua personalità.
Lui scompare, proprio nel momento in cui si accorge di ciò che davvero c’è; ciò che ha appreso fino lì, il suo bagaglio di esperienze a cui è approdato dopo aver sperimentato il bene e il male. Rimane di lui una sostanza creativa, un ricevitore, un archivio, i suoi codici, il suo DNA.
